Rosso Conero DOC La Calcinara “Il Cacciatore di Sogni”

11,50 IVA Inclusa

Quantità

Disponibile

Descrizione

Rosso Conero DOC La Calcinara “Il Cacciatore di Sogni” 75cl

Uvaggio: Montepulciano 100%

Affinamento: 12 mesi circa metà della massa affina in botti grandi di rovere e barrique l’altra metà in tini d’acciaio

Rosso rubino intenso con riflessi violacei, complesso, intenso con sentori fruttati di marasca, prugna e cuoio. Intenso e persistente, tannini morbidi e sinceri. Ottima acidità accompagnata da lievi note minerali

Abbinamenti
Ottimo con primi di carne, formaggi a media stagionatura, arrosti e selvaggina. La sua freschezza lo rende originale come “ricco” aperitivo, accompagnato da stuzzichini grassi (bruschette con salsiccia, pancetta, ecc.) e accompagnate anche da verdure.

Il Rosso Conero andrebbe servito ad una temperatura di 18°C, su bicchieri bordolesi di medie dimensioni, avendo cura di far decantare il vino per le bottiglie con affinamento più lungo.

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La storia del Rosso Conero:

La DOC Rosso Conero è stata riconosciuta nel 1967 e successivamente modificata nel 2004 con l’immissione della DOCG Rosso Conero Riserva. Nasce da uve coltivate esclusivamente sulle dorsali del monte Conero, promontorio che si bagna nelle acque del mare Adriatico.

Il Rosso Conero è il vino nella Regione Marche di cui esistono più cenni storici. La più nota leggenda vuole che il monte Conero sia l’ultimo scoglio emerso rimasto dell’antica Adria, una sorta di antica Atlantide ormai sprofondata. Vi sono tracce di questo vino risalenti all’epoca dei monasteri benedettini: su alcuni documenti i monaci entrano nel dettaglio, parlando esplicitamente di cure fatte con del “nettare ricavato da un particolare sistema in cui venivano utilizzate le uve coltivate sul monte Conero”. Andrea Bacci, medico di Papa Sisto V, in un libro del 1596 racconta diffusamente dei vini del Conero. Riferimenti più recenti si ritrovano in alcuni scritti di Giacomo Leopardi, il poeta che ha reso grandi le Marche e l’Italia tutta. In alcune carte, Leopardi si sofferma sugli effetti del vino, parla dell’ubriachezza e del vino in generale, facendo specifici riferimenti ad alcuni vini prodotti sulle pendici del monte Conero.