L’azienda agraria, che appartiene alla famiglia Pieri fin dai primi dell’800,si compone di circa 50 ettari. La vite da vino rappresenta da sempre la coltura più importante, affiancata dall’olivo dai legumi e dai cereali. Elemento chiave della filosofia con cui Luigi Maria Pieri conduce le sue colture è la massima attenzione alla qualità, che si esprime, anche e soprattutto, nel preferire le lavorazioni artigianali a quelle meccaniche. Tutte le uve sono raccolte a mano e poi riposte in cassette e lavorate nell’arco di un ora dalla raccolta. Tutte le operazioni di potatura vengono faticosamente svolte a mano da personale qualificato e formato negli anni trascorsi alle dipendenze dell’azienda. Anche l’imbottigliamento ed il confezionamento del vino viene svolto manualmente ,tanto da arrivare con una cura più che scrupolosa a numerarle a mano una per una. Altro aspetto peculiare di questa produzione è la ricerca assoluta della relazione fra prodotto e territorio, infatti tutte le fermentazioni sono svolte senza l’aggiunta di lieviti, in modo tale che saranno solo e soltanto i saccaromiceti naturalmente presenti nei grappoli a far partire e regolare la fermentazione ,che verrà svolta a temperatura ambiente senza interventi di condizionamento termico. Il territorio ove sono ubicati i vigneti è di vocazione antichissima, già ai tempi dell’antica Roma noto per i suoi vini sopraffini, si tratta infatti di una piccola valle alle pendici del Monte Conero posta a ridosso della costa, ma anche a 200 metri di altezza, i terreni di colore bianco sono intrisi di calcare con rocce affioranti di marna calcarea. La forma di allevamento delle viti è il cordone speronato eccetto per lo Shiraz per il quale è stato preferito l’alberello, il numero di piante è di 5000 per ettaro a fronte di una produzione che non supera mai i 60 quintali di uva ad ettaro, questo allo scopo di favorire al massimo quel giusto rapporto di grappoli per pianta che rende la qualità assoluta.

Monte Conero

Un monte a strapiombo sull’Adriatico che regala scorci incantevoli e itinerari escursionistici che strizzano l’occhio al turismo sostenibile. Una ricca offerta di tipicità e qualità; storia e cultura. Tutto questo è il Parco del Conero, gemma incastonata nelle Marche. Istituito nel 1987, è esteso per 6011 ettari, e include gran parte di Ancona, Camerano, Sirolo e Numana.

Quest’Area Protetta costiera offre ambienti variegati da cui spicca il Monte Conero, nato da una lunga azione di sedimentazione marina iniziata nel Giurassico, emerso nel Pliocene, 5 milioni di anni fa. Dall’alto dei suoi 572 m, dal Gargano fino alla costa triestina, è l’unico baluardo roccioso composto da formazioni calcaree con litotipi della maiolica e della scaglia bianca e rossa, fin da epoca antica luogo di estrazione di pietra. Già approdo nel IV secolo a.C. dei Greci che hanno risalito le coste meridionali in cerca di città da fondare e dove i Dori hanno gettato le ancore e fissato la dimora, chiamando Komaros (corbezzolo) il promontorio e Ancon (gomito) la sua curva settentrionale.

La presenza dell’uomo, accertata a partire da almeno 100 000 anni fa, ha lasciato numerose testimonianze. Relative al popolo dei Piceni (IX-III secolo a.C.), tra le tombe che hanno restituito ricchi corredi funerari, è famosa quella della Regina di Numana e Sirolo, custodita nell’Area dei Pini di Sirolo. I reperti sono esposti nel museo Archeologico di Ancona e nell’Antiquarium di Numana, mentre una tomba picena è stata ricostruita nel Centro Visite del Parco. Le testimonianze spaziano inoltre dalle incisioni rupestri alle grotte romane, dai monasteri benedettini e francescani, alle strutture difensive come il Fortino Napoleonico e la Torre Clementina a Portonovo. Poi ci sono la chiesa romanica di S. Maria di Portonovo e il Monastero di S. Pietro al Conero, in cui si sono stabiliti, fin dall’anno Mille, in alternanza, vari ordini religiosi.

Per quel che riguarda la flora e la fauna, nei secoli, l’insediamento di un elevato numero di specie è cresciuto a vista d’occhio, rendendo la ripida falesia calcarea, le colline, i fondovalle, il fiume Musone, le aree umide, le dune costiere e i laghetti salmastri di Portonovo, habitat ricchi di biodiversità. Le pendici del Monte, in buona parte, sono ricoperte dalla macchia mediterranea. Grande attenzione viene data all’agricoltura di qualità, con l’Ente Parco promotore di progetti, come «Terre del Conero». Ma c’è dell’ altro: per quanti vogliano scoprire il cuore del Monte, una fitta rete sentieristica si ramifica in 18 itinerari. Si può viverla in bicicletta, a piedi e a cavallo. Da soli o accompagnati da guide esperte della Cooperativa Forestalp. La prima economia del territorio è il turismo. Anche in questo caso l’Ente Parco del Conero dà una forte risposta alla richiesta di quel comparto in crescita, che è il turismo sostenibile. È attivo nel mettere in campo azioni e progetti importanti, come il recente ottenimento della certificazione CETS, Carta Europea del Turismo Sostenibile.